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Arriva il momento in cui uno guarda il proprio passato e cerca di capire se il lavoro svolto da tanti anni ha portato frutti anche per gli altri. Se la risposta è sì, ci si chiede se si poteva fare qualcosa di più?
Il nostro bisogno di portare avanti le proprie attività nella vita, dove la famiglia ed il lavoro sono una priorità, qualche volta rallenta la nostra capacità di contribuire in qualche modo al benessere dell’Uomo. Nonostante tutto quello che leggiamo e ascoltiamo sull’ingiustizia, la fame, lo sfruttamento, la discriminazione e conflitti nel mondo, spesso ci manca il coraggio di tentare di fare qualcosa, per quanto piccolo, per fermare queste atrocità.
Alcuni anni fa, un amico ha avuto un’idea interessante. Ha suggerito che potremmo migliorare l’economia circolare grazie al riciclo di certi elementi chimici e minerali ad oggi quasi sempre scartati nell’indifferenziato.

In particolare, sostanze come per esempio il Coltan, estratto principalmente in Cina e in Africa e usato in molti oggetti di uso quotidiano, come il cellulare. Sappiamo tutti che quest’estrazione avviene in miniere gestite da persone senza scrupoli che utilizzano anche bambini come forza lavoro e minatori che lavorano in condizioni assolutamente inaccettabili.

Sappiamo anche delle discariche di RAEE in Africa, come quella di Agbobloshie in Ghana, sulla laguna di Korle, vicino al centro di Accra, la capitale.

Vicino alla baraccopoli, si trova la discarica di Agbogbloshie ( al centro di una disputa per la presunta esportazione illegale di RAEE dai paesi industrializzati-Electronic Waste Dumping) dove vivono circa 40.000 ghanesi, principalmente migranti che vengono dalle zone rurali più povere. Qui, recuperano circa il 50% dei materiali, ma lavorano in condizioni disumane ed in contatto con sostanze pericolose.

La Convenzione di Basilea vieta l’esportazione di rifiuti pericolosi
dai paesi sviluppati a quelli meno sviluppati. Tuttavia, la Convenzione permette l’esportazione per riuso/riparazione sotto il punto: Annex IX, B1110. Comunque, è molto difficile provare il dumping di stranieri. Inoltre, spesso i rifiuti vengono bruciati per eliminarli.

Naturalmente questo causa l’emissione di sostanze chimiche tossiche. L’esposizione è particolarmente pericolosa per i bambini, perchè queste tossine inibiscono lo sviluppo del sistema riproduttivo, del sistema nervoso ed in particolare del cervello.

Come possiamo aiutarli concretamente? Creando una piattaforma digitale
attraverso il quale le aziende produttrici di RAEE possono informarci su dove e quali sostanze (minerali, le terre rare) si trovano all’interno dei loro componenti ed offrire quest’informazione alle aziende di riciclo interessate ad ampliare il loro campo di attività. Questo potrebbe cambiare qualcosa, e non solo qui in Europa. Darebbe a tutti la possibilità di recuperare questi materiali preziosi, ma spesso pericolosi, creando un’economia circolare, invece di continuare a sprecare risorse.

Tuttavia, vogliamo fare un passo ulteriore in avanti. Se l’economia circolare
funzionasse così bene da far diminuire la richiesta di sostanze appena estratte, ci sentiremo in qualche modo responsabili della riduzione di guadagno di famiglie poverissime in Africa, che necessitano disperatamente un lavoro e sono state obbligate in passato ad accettare qualunque offerta.
Quindi, abbiamo deciso di destinare una percentuale degli utili del nostro progetto di riciclo Ariadne Green Thread, che verranno destinate a progetti non profit in Africa.
Stiamo cercando organizzazioni e missioni già operative in diversi paesi africani, dove un contributo in knowhow, tecnologia digitale e fondi potrebbe migliorare la preparazione scolastica e creare nuovi mestieri per le comunità più povere.
Vogliamo un contatto diretto con le persone che gestiranno questi aiuti.
Applicare network globali e risorse all’Africa, significa dimostrare quanto ci sta a cuore e restituire anche una piccola parte di ciò che è stato depredato, sfruttato e inquinato negli ultimi secoli da parte dei così detti paesi ‘sviluppati’ dell’Occidente.
Come dice il missionario Alex Zanotelli, “L’Europa ha perso la sua coscienza, la sua memoria e la sua umanità”.

Noi desideriamo piantare dei semi di speranza che il vento di cambiamento porterà lontani, in un momento di risveglio della consapevolezza ambientale che sta scuotendo le radici di un sistema economico vecchio e superato.

La terra è una, non distruggiamola!